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Scalea

Scalea Panoramica della spiaggia Scalea, la Perla del tirreno

L’enorme e caotico sviluppo edilizio ha stravolto l’antica fisionomia di questo posto bellissimo. Le grotte di Torre Talao di cui s’è fatto cenno nella introduzione storica, sono una palese testimonianza della presenza di insediamenti umani in questa zona sin dalla preistoria. Successivi rinvenimenti risalenti alla protostoria (età del Ferro) e altri di epoca enotro-ellenistica sono emersi in contrada Petrosa.
Probabile sede di Lavinium Bruttiorum, edificata sul sito di Laos e distrutta probabilmente dai Vandali, seguì le vicende che videro combattersi Bizantini e Longobardi. A questi ultimi si deve la costruzione di una rocca che i Normanni, nuovi dominatori del Meridione, ampliarono sino a costruirvi un vero e proprio castello. Nel frattempo, però, il primitivo sito era scomparso, forse a causa delle devastazioni saracene, e il nuovo paese venne edificato dove si trova attualmente. Racconta il Padula che nel 1100, in una bolla papale è citato l’abate di San Pietro in Dioscalea e San Nicola nell’Oppido Mercurio. Nel 1058 il conte Guglielmo ne fa donazione al fratello Ruggero.
Sotto la loro dominazione, Scalea viene fortificata. Durante la guerra del Vespro, combattuta all’indomani della caduta della dinastia sveva, Scalea parteggiò per gli Aragonesi; la scelta rivelatasi sbagliata, non fu certo foriera delle buone attenzioni della corte angioina che la infeudò nella contea di Lauria. Nel 1501 è comprata dai Caracciolo la cui discendenza maschile viene interrotta; per successione femminile passa, nel 1501, agli Spinelli, principi di Scalea, che vi rimangono fino alle fatidiche leggi eversive (1806).
Si inizia la visita dalla chiesa di San Nicola in Plateis, posta nella parte bassa del paese, infatti gli scaleoti la chiamano di sotto. La costruzione, di origine medievale, ha subìto dei rimaneggiamenti nel corso dei secoli successivi, tuttavia, permangono elementi gotici originari del sec. XIII nel campanile, nel portichetto, nella navata, nell’abside e in una antica cappella. Invece nella cripta dell’Addolorata (soccorpo della chiesa) sono ancora visibili elementi protoromanici di epoca normanna con volta a crociera sostenuta da colonnine a pilastri poligonali, e con grotteschi di posticcia fattura. Sull’altare maggiore, Madonna del Carmine tra San Nicola di Bari e San Carlo Borromeo, con due ragazzi in abito gentilizio, olio su tela del sec. XVII dipinto dal tardo-manierista Giovan Bernardo Azzolino; in sagrestia è posto uno splendido dipinto su tavola eseguito da Dirck Hendricksz che raffigura Sant’Antonio da Padova; l’opera, proveniente dalla chiesa dei Conventuali, presenta, in basso, una fascia tripartita con episodi della vita del santo.
Due affreschi del 700, in precarie condizioni, raffigurano rispettivamente il Battesimo di Gesù e un Miracolo di San Nicola. Inoltre, Cenotafio di Ruggero di Lauria, ammiraglio supremo aragonese nativo di Scalea (1245-1304), arca marmorea rinascimentale datata 1518; battistero e frammento di stemma quattrocentesco della famiglia Fasanella.
Nella duecentesca cappella di Santa Caterina, è collocato il celeberrimo e fastoso mausoleo di Ademaro Romano, ammiraglio che ebbe i natali a Scalea. Il monumento sepolcrale, modellato da scultore napoletano seguace di Tino da Camaino, è costituito da un sarcofago figurato sostenuto da leoni, dalla figura giacente del defunto e dall’epigrafe del 1344: “Adimarus dictus Romanus”; è sovrastato da un baldacchino trilobato sorretto da agili colonnine tortili.
Si dice che durante l’incursione barbaresca di Dragut venne scoperchiato il sarcofago e rubata la spada dell’ammiraglio. Sono ancora degni di nota: acquasantiera del 500 di ignoto lapicida calabrese; coro ligneo di intagliatore meridionale del sec. XX; organo di ignoto del sec. XIX; n. 7 busti reliquiari lignei di santi di ignoto meridionale del 600.
Nella parte alta del paese, si erge la chiesa di Santa Maria d’Episcopio fondata nel 1167 e rifatta nel sec. XVIII. Presenta una bella torre campanaria con iscrizione romana di riporto del I sec. a.C. e un magnifico portale in pietra. Tra gli elementi originari superstiti spiccano: una monofora ogivale e l’abside con una trifora normanna rifatta nel 600. L’altare maggiore è del 1887. Sul secondo altare destro, grande tela raffigurante la Circoncisione di N.S., attribuita al pittore giordanesco Paolo de Matteis. Nel presbiterio, tele dell’ultimo manierismo napoletano raffiguranti rispettivamente: l’Eterno Padre, due Santi, l’Annunciazione, attribuite a S.A. Criscuolo. Di ignoto pittore del 1894 è il dipinto su cui è effigiata Santa Teresa.
Numerose le statue lignee tutte di ignoti scultori meridionali : San Domenico (sec. XVIII), Cristo Risorto (sec. XVIII), Crocifisso (Sec. XVIII), Santa Lucia (sec. XIX) Madonna del Carmine (sec. XIX), Crocifisso (sec. XIX), Immacolata (sec. XVIII). Un lavabo e un’acquasantiera litica sono del 700. Più recenti le opere dell’Ancona su tela: Pentecoste, Cena di Emmaus, Madonna del Carmine.
In Via Ponte è posto il palazzo Spinelli (principi di Scalea e marchesi di Fuscaldo) edificato in epoca feudale e rifatto nel corso del 700. Belle le finestre e gli archi intrecciati, decorati con motivi ornamentali d’ordine moresco e una bifora ogivale di stile arabo-siculo del sec. XV.
Sempre in cima all’abitato è posta la chiesa dello Spedale, oratorio medievale basiliano, scoperto da Gisberto Martelli, facente parte dell’area del Mercurion. L’interno mononavato, con un locale adiacente, ha un’abside con resti di affreschi bizantini tra cui uno in buono stato che raffigura San Nicola, e iscrizioni greche e latine. Tra gli avanzi del castello normanno, di fondazione sveva, vestigia dei rifacimenti individuabili nel mastio centrale, nei baluardi e nelle torrette.
Di fronte al mare, torre di vedetta costiera (di Giuda), a pianta quadrata e tronco piramidale, costruita da Paulo Persone nel 1578 su ruderi di epoca romana. Presso le grotte di Torre Talao sono state scoperte reliquie fossili di fauna pleistocenica di tipo caldo (Elephas Antiquus) con resti di manufatti litici di selce scheggiata e quarzite, vestigia del Paleolitico medio e superiore e del Mesolitico.
Presso la foce del Lao, resti di insediamenti di quelle che si pensa, siano state le colonie di Laos (magno-greca) e di Lavinium Bruttiorum (latina). Il Padula riporta che il Settario, per criticare Gravina, asserisce che Giuda Escariota nacque a Scalea. La Torre di Giuda si vuole che porti questo nome non tanto perché nei pressi vi era il ghetto degli ebrei, quanto perché nel 1600, il guardiano della torre favorì l’incursione su Scalea degli uomini di Amurat Rays e nel conflitto che ne seguì perse la vita lo stesso principe di Scalea Francesco Spinelli. Il traditore, andatosene con gli assalitori, pare che fosse ampiamente ricompensato e che tornasse dopo un anno dal vile gesto, ma l’odio e l’ostilità dei suoi compaesani lo costrinsero a sparire per sempre.
Costume tradizionale: “Gonna rossa con pedana verde; maniche staccate; piccolo corpetto che fa misurare il petto; sinale e fazzoletto succeduto al ritorto”.

Monumenti e luoghi d’interesse

  • Nel Centro Antico le testimonianze dell’architettura medioevale e il Palazzo dei Principi, sec. XIII.
  • Palazzetto Normanno detto l’Episcopio (sec. XII).
  • Torre Talao del secolo XV.
  • Ruderi del Castello Normanno.
  • Ruderi di Chiese Basiliane del secolo IX con affreschi.
  • Chiesa di Santa Maria d’Episcopio (sec. XII, ricostruita nel sec. XVII).
  • Chiesa di San Nicola in Plateis (sec. VIII, rinnovata nei secoli XII, XIV e XVIII).
  • Ruderi della Grancia e del Convento Francescano del secolo XIII.
  • Chiesetta di San Cataldo del secolo XI
  • Sculture lignee e marmoree, affreschi e tele nelle Chiese di Sànta Maria d’Episcopio e di San Nicola in Plateis.
  • Busto di Gregorio Caloprese, opera dello scultore Enrico Mossuti (1911)
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